la palestina è dappertutto
chi vuole essere libero deve lottare di persona

Raffaele Deidda, 03 giugno 2008, 12:06
Dibattito In concomitanza con la festa della Repubblica è entrato in vigore il decreto Tremonti che stanzia tre miliardi di euro per sostenere il taglio dell'Ici sulla prima casa e il salvataggio di Alitalia, sottratti a vari importanti settori tra cui spicca quello relativo al Piano contro la violenza alle donne. Intanto la ministra Carfagna sta a guardare... Grazie alla legge n. 336 del 2000 è stata ripristinata, dopo ben 24 anni, la festività nazionale del 2 giugno, (precedentemente veniva fatta coincidere con la prima domenica del mese, assumendo così una scarsissima considerazione da parte degli italiani), quale anniversario della fondazione della Repubblica avvenuta nel 1946 a seguito del Referendum istituzionale indetto per determinare la forma dello Stato italiano alla fine della seconda guerra mondiale. In luogo dell'otto marzo le donne italiane potrebbero decidere di spostare la loro festa al 2 giugno in quanto, dopo le sacrosante battaglie sostenute già alla fine del 1800 e agli inizi del ‘900, fu loro finalmente riconosciuto il diritto al suffragio universale, potendo così votare il 2 giugno 1946 per il Referendum istituzionale e per le elezioni dell'Assemblea costituente.
Auguri alla Repubblica e alle donne quindi, e auguriamoci che lo spirito di Alcide De Gasperi, il primo presidente del Consiglio dei ministri e padre fondatore dell'Italia repubblicana, vigili sulla tenuta democratica di questo nostro paese che manifesta preoccupanti segnali di crisi nei valori fondamentali quali la libertà di stampa, il diritto dei cittadini di indicare la propria preferenza per i candidati alle elezioni e soprattutto l'uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.
In coincidenza con la festività del 2 giugno 2008 in Italia hanno però poco da festeggiare l'ambiente, le infrastrutture calabresi e siciliane, le tecnologie, lo sport, gli immigrati, l'università e la cultura e, paradossalmente, soprattutto le donne.
Questo perché è entrato in vigore il decreto legge n. 93 del 27 maggio, che stanzia tre miliardi di euro sostanzialmente per mantenere delle promesse elettorali: il taglio dell'ICI sulla prima casa (che altro non è se non una partita di giro, in considerazione del fatto che le risorse per confermare l'operatività dei servizi comunali dovranno essere comunque attinte dalle tasche dei cittadini) e il cosiddetto "salvataggio" dell'Alitalia con la cordata di imprenditori italiani, di cui si continua ad ignorare le modalità e i costi, oltre la reale fattibilità dell'operazione.
Quei tre miliardi di euro sono stati, per l'appunto, "tagliati" dal decreto del ministro Tremonti dai suddetti settori e tra i tagli più corposi spiccano i 399 milioni di euro in meno per l'ambiente, i 1432 milioni di euro in meno per il capitolo "opere pubbliche urgenti per il Sud" - consistenti in strade e ferrovie, mentre si annuncia la prossima spesa di 4,7 miliardi di euro per la realizzazione del ponte sullo Stretto!-, i 721 milioni di euro già destinati a rafforzare il trasporto locale, pubblico e su ferrovia.
Fra i tagli più odiosi, pur essendo "solo" di 20 milioni di euro, c'è sicuramente quello relativo al Piano contro la violenza alle donne, approvato dal precedente governo Prodi, che prevedeva l'attivazione di servizi per la prevenzione, l'assistenza alle vittime, l'informazione tramite i numeri verdi, il sostegno territoriale ai centri antiviolenza. In questo caso il taglio è integrale, i 20 milioni di euro sono stati tutti requisiti per contribuire, insieme agli altri tagli, a coprire il buco dell'ICI. Il governo di centrosinistra, è bene ricordarlo, aveva già abrogato l'ICI per le fasce sociali più deboli, pari al 40% dei cittadini italiani. Ora, grazie anche alle risorse sottratte alla lotta contro la violenza alle donne, i proprietari degli appartamenti nobiliari e degli attici nel centro di Roma o di Milano, con valori (reali, non catastali) anche superiori ai 20.000 euro a metro quadro, potranno finalmente evitare di pagare l'iniqua tassa dell'ICI!
Pazienza se le donne che subiscono violenze e maltrattamenti, che come è noto avvengono soprattutto fra le mura domestiche, essendo stati cancellati i centri di accoglienza non avranno un posto dove andare, una struttura a cui rivolgersi per essere aiutate ad uscire dalla spirale di violenza e rassegnazione in cui si trovano. E pensare che il fondo era stato istituito a fronte dei dati drammatici sulla violenza contro le donne, che riferiscono di un milione di vittime di violenza fisica e sessuale in Italia solo nello scorso anno.
Che cosa ne pensa di questo la giovane neo-ministra delle Pari Opportunità Mara Carfagna? Con evidente imbarazzo si è sbilanciata a dire che: "Per contrastare il doloroso fenomeno della violenza contro le donne servono norme che garantiscano misure dì protezione integrale contro la violenza di genere, pene severe e processi più veloci e per questo chiederò di stanziare fondi che serviranno per il sussidio all'attuazione dì una normativa che attualmente è allo studio dei tecnici". Imbarazzata e forse anche ingenua la neo-ministra. Come può pensare che gli italiani e soprattutto le italiane possano crederle, avendo il Governo di cui fa parte deciso di considerare il taglio dell'ICI, di cui si avvantaggeranno anche i ceti abbienti, prioritario rispetto alla lotta contro la violenza sulle donne?
Da degna discepola di Berlusconi, la Carfagna ha così risposto alle dure critiche delle parlamentari dell'opposizione e delle associazioni di difesa delle donne: "A dispetto dei polveroni della sinistra, che guarda più alla forma che alla sostanza, sarà mia cura fare in modo che questa normativa ed i fondi, che ad essa verranno collegati, si traduca in azioni concrete per le donne". Per la neo-ministra, guardare all'eliminazione dei fondi contro la violenza delle donne significa quindi sollevare dei "polveroni di sinistra". Perché non chiamarli direttamente polveroni "comunisti", dimostrando così di aver appreso ancora meglio la lezione del Maestro Silvio?
Mara Carfagna ha recentemente dichiarato, in un'intervista ad un settimanale, che prima di votare Berlusconi votava per il Movimento Sociale Italiano, quando ancora non c'era stata la svolta di Fiuggi voluta da Gianfranco Fini. Che sia questo suo background elettoral - politico a farle accettare e condividere in salsa berlusconiana una politica che la destra oggi al governo declina in senso maschile e maschilista e che vuole far accreditare la convinzione che le minacce per le donne provengano solo dagli immigrati?
Facendo per una volta ricorso allo stile maschilista caro alla destra, e giurando di non farlo mai più, potremmo osservare che non dev'essere comunque facile indossare le vesti da ministro provenendo da un passato molto recente, seppur dignitosissimo, di soubrette con i vestiti ridotti al minimo. E' un po' come pensare a Berlusconi, imprenditore - politico con bandana, che veste i panni dello statista: decisamente poco credibile.
Intanto gli italici maschi continueranno a "fare la festa" alle donne e non certo quella dell'otto marzo o quella, opzionale, del 2 giugno. "Pari opportunità" sarà difficilmente concessa alle donne.
I quotidiani in questi giorni dedicano molta attenzione alla carriera del dottor Gianni De Gennaro, già capo della polizia, poi capo di gabinetto (confermato) del ministero dell'Interno e da ultimo anche commissario speciale per l'emergenza rifiuti in Campania. Fra le ipotesi per il futuro, c'è la nomina al vertice dei servizi segreti unificati. Negli articoli che abbiamo letto, e soprattutto nelle valutazioni che evidentemente ministri e leader politici stanno compiendo, manca ogni riferimento alla fallimentare e antidemocratica condotta tenuta dalla polizia di stato durante il G8 di Genova del 2001, noto nel mondo per le violenze e gli abusi commessi dalle forze dell'ordine italiane.
Il dottor De Gennaro all'epoca era il comandante in capo. Lo era anche nei mesi e anni successivi, quando i maggiori responsabili della "perquisizione" alla scuola Diaz, per quanto indagati e rinviati a giudizio, sono stati promossi, inviando alla cittadinanza e ai lavoratori di polizia un messaggio di copertura e di impunità. Il dottor De Gennaro era ancora capo della polizia quando è stato indagato per induzione alla falsa testimonianza dell'ex questore di Genova, Francesco Colucci, durante il processo per le violenze, le falsificazioni e gli arresti arbitrari alla scuola Diaz. Il dottor De Gennaro è stato rinviato a giudizio e il 16 giugno dovrà presentarsi in aula.
In un paese che sembra cieco e sordo, e al cospetto di una classe politica che pare del tutto indifferente alle violazioni costituzionali compiute a Genova e legittimate dopo Genova, noi continuiamo a scandalizzarci, e perciò riteniamo del tutto inopportuna l'eventuale, ulteriore promozione sul campo del dottor De Gennaro.
Genova, 22 maggio 2008
Il Prefetto Gianni De Gennaro già capo della Polizia durante i fatti Napoli e Genova del 2001, promosso a Capo di Gabinetto del Ministero degli Interni da Amato e successivamente commissario prefettizio per l´emergenza-rifiuti in Campania, è indagato ed è stato chiesto il suo rinvio a giudizio per concorso in falsa testimonianza. Avrebbe cercato di addomesticare, a suo favore, il processo Diaz.
Secondo i pm Francesco Cardona Albini ed Enrico Zucca, i super-poliziotti sotto accusa per la Diaz avrebbero elaborato una precisa "strategia": minimizzare il ruolo dell´ex capo della polizia, e prendersela con chi in qualche modo non può più difendersi: Arnaldo La Barbera, nel frattempo deceduto. Lorenzo Murgolo, uscito dal processo. Ansoino Andreassi, che era contrario all'intervento.
Il giorno 16 giugno è prevista l'udienza preliminare per gli imputati: Gianni De Gennaro, Francesco Colucci ex-questore di Genova (ora prefetto), Spartaco Mortola, ex-dirigente della Digos di Genova (ora questore vicario a Torino). Tutti funzionari in carriera. L'aver partecipato direttamente o indirettamente al sanguinoso bliz alla Scuola Diaz, non ha intaccato minimamente le loro fulgide carriere, anzi! Nè col governo Berlusconi, nè con Prodi, nè ora col Berlusconi new.
Scommettiamo che domani sui maggiori quotidiani e nei vari TIGGI', nessuno dei prodi giornalisti ricorderà che per De Gennaro è stato richiesto il rinvio a giudizio per fatti correlati col processo Diaz in corso? Che il super-capo dei super-servizi-segreti si troverà in posizione quantomeno agevolata per presentarsi il 16 giugno davanti al Tribunale di Genova, e che il processo Diaz rischia nuovamente di subire ricatti ed ulteriori tentativi di addomesticamento?
Io scommetto fino a 5 delle vecchie lire che tutto questo non accadrà, perchè noi viviamo in un paese democratico, con un governo ed un'opposizione democratica, con un'informazione libera, dove tutti sono uguali davanti alla Legge, dove non esistono censure, dove l'unico, vero problema di sicurezza dei cittadini sono i ROM.
Sicuramente i prodi giornalisti, il governo e l'opposizione, saranno in grado di convincere i 93 della Diaz ed i 250 di Bolzaneto che la maggiore minaccia alla loro sicurezza sono gli zingari e non chi ha devastato le loro vite a colpi di manganello, tutti promossi, tutti sicuramente impuniti.
Si accettano scommesse,